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Collaborazioni

Intervista ad Alfredo Gioventù: dialogo tra ceramica e cultura, tradizione e innovazione

Alfredo Gioventù emerge come figura centrale nel panorama della ceramica contemporanea, un artista che ha sapientemente tessuto il tessuto culturale ligure nella trama della sua arte.
Formatosi nella bottega di Lino Bersani, al termine di un percorso studi umanistici, Gioventù ha abbracciato una filosofia artistica caratterizzata da una predilezione per le alte temperature ceramiche e per gli smalti céladon. Tendenza, questa, che si riflette in opere come il
Monumento alla Resistenza e la Fontana della Sirena, in grado di segnare il paesaggio urbano con opere di profonda risonanza culturale.


La ricerca di Gioventù è un omaggio alla natura e alla storia ligure: un tentativo di catturare l’essenza del paesaggio in forme tangibili. Questa visione si estende anche alla sua linea di oggettistica, dove materiali naturali come legno e terrecotte levigate dal mare si fondono con tecniche artigianali esteticamente significative.

Buon pomeriggio Alfredo, grazie per questa intervista. Inizio chiedendoti quali sono le tue principali fonti a cui attingi nella creazione di nuove opere? Credi che i tuoi studi in Lettere abbiano in qualche modo influenzato la tua visione artistica e il tuo approccio alla ceramica?

La capacità di stupirsi, di lasciarsi affascinare, di essere permeabili alla bellezza, sono condizioni indispensabili per coltivare le emozioni, nell’attesa che dal profondo dello stato emotivo scaturisca una visione, capace di generare un forte desiderio di catturarne l’origine, al fine di riuscire a preservarla e di soddisfare l’innato bisogno condividerla.
Ci si appella così alla creatività, iniziando e portando a termine un processo artistico, facendo nascere qualcosa di tangibile ai sensi che contenga almeno un lacerto della visione ricevuta. Le emozioni più forti le provo di fronte alla complessità della natura, alla sua profondità ed al senso di infinito che trasmette. Credo che ogni forma di studio possa diventare un supporto adatto a far maturare la sensibilità; per il mio carattere sognatore gli studi umanistici sono stati molto importanti.

Qual è stata la tua esperienza come docente nelle scuole di ceramica e in che modo pensi di avere contribuito - direttamente e indirettamente - nella formazione delle nuove generazioni di ceramisti?

L’attività didattica mi ha fatto capire quanto si possa imparare insegnando con passione, e quanto si possa ricevere se si è disposti a dare. La scuola è un posto stupendo per la nascita e la condivisione delle idee, soprattutto in una dimensione in cui il rapporto maestro – allievo si ponga come puro gioco di ruoli interscambiabili. Perciò il contributo a far nascere e crescere nuove forme di arte ceramica è spesso scaturito da forme collettive di osmosi.

In che modo il tuo interesse per il rapporto tra cultura e territorio ha influenzato la creazione del tuo inedito tipo di gres che riproduce i ciottoli delle spiagge liguri? Che cosa significa realmente asserire che il mare di Sestri Levante e l'ambiente costiero ligure hanno influenzato il tuo lavoro artistico e le tue scelte creative?

La natura nel suo rendersi percepibile all’uomo crea quel fenomeno sociale che definiamo “cultura”, l’umanità stessa ha da tempi remoti designato un misterioso mediatore: il Genius Loci. Attraverso il rapporto con lui ogni comunità ha imparato nei secoli ad utilizzare ed amare il proprio territorio per sopravvivere e crescere facendo nascere importanti manifestazioni di patrimonio materiale. Il mio gres, capace di imitare i sassi di Liguria, fa parte di questo percorso. Il Genius Loci delle battigie del Tigullio mi ha cercato, e io ho avuto la fortuna di essere disponibile ad ascoltarlo in quel momento, e anche la tenacia nel mantenere viva l’attenzione sull’intimo colloquio che sulla battigia unisce il mare alla terra; nella convinzione che l’umanità debba assolutamente recuperare e rifondare quel patto con la Natura che l’arroganza antropica ha messo fortemente in discussione.

Come è nata l'idea di creare una linea di oggettistica combinando gres, legni e terrecotte levigati dal mare, e quali sono state le sfide nella sua produzione e commercializzazione? Come sei arrivato a scegliere questi materiali e qual è il loro significato nel contesto del tuo lavoro?

L’approccio ad una attività artigianale, adatta a trasformare la mia ricerca artistica anche in oggetti d’uso, trova le sue motivazioni nel mio deciso bisogno di autonomia e di autodeterminazione. Essendo consapevole di quanto l’attività artistica possa dipendere ovviamente da un “sistema dell’arte”, ed essendo io per carattere e formazione orientato verso un’idea libertaria della vita, mi sono rivolto alla ceramica, oltre che per la passione che nutro per essa – dato che è un materiale che permette di autoprodursi. La ceramica, che io ho iniziato a frequentare e ad amare dall’età di otto anni, infatti, si presta perfettamente a coniugare l’estetica di un piccolo oggetto con quella della più complessa forma di arte plastica. Il mio modello di lavoro è ispirato all’esempio delle botteghe rinascimentali, intese come luogo dove la comunità trova risposte omogenee a qualunque esigenza estetica, dalla più semplice alla più elaborata. La mia “utopia sociale” porta perciò ad immaginare che ogni territorio possa avere almeno un ceramista capace di fornire risposte concrete ai bisogni estetici della sua comunità, ed anche in grado di contrastare l’omologazione tipica del sistema industriale globale, attraverso la creazione di opere ispirate alla qualità e alle peculiarità delle bellezze paesaggistiche che caratterizzano il territorio medesimo.

Scritto da

Redazione

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Courtesy of Acqua dell'Elba
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