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Gente di mare

Sandokan e gli altri: pirati e corsari della letteratura

Un uomo sta seduto su una poltrona zoppicante: di statura alta, slanciata, dalla muscolatura potente, dai lineamenti energici, maschi, fieri e d’una bellezza strana. Lunghi capelli gli cadono sugli omeri: una barba nerissima gli incornicia il volto leggermente abbronzato. Ha la fronte ampia, ombreggiata da due stupende sopracciglia dall’ardita arcata, una bocca piccola che mostra dei denti acuminati come quelli delle fiere e scintillanti come perle; due occhi nerissimi, d’un fulgore che affascina, che brucia, che fa chinare qualsiasi altro sguardo.

Le tigri di Mompracem, Emilio Salgari, 1900

Come i mari, con i loro misteri insondabili sollecitano la nostra immaginazione così fanno gli uomini e le donne che da tempo immemore ne solcano le acque: esploratori, marinai, avventurieri ma anche pirati e corsari. Per questi ultimi poi, celati da una spessa coltre di mistero, la curiosità travalica la realtà delle loro spesso riprovevoli gesta facendo sì che, attraverso la letteratura, sin dalle prime scorribande marine, la figura del pirata venisse trasfigurata, resa quasi mito, con la creazione di personaggi che sono sia esempi di un senso perduto di totale libertà che, in altri casi, spietati briganti delle onde.

Di pirati reali si parla e si scrive sin dall’antichità, a tal riguardo, particolarmente ricche di informazioni sui movimenti nel Mediterraneo sono “Le Lettere di Amarna” (1360-1332 a.C. circa) dove si può leggere di come due gruppi di pirati, i lukka e gli sherden, stessero perturbando il commercio e la sicurezza in tutta la regione.

Il pirata letterario, invece, nella sua duplice natura, crudele e nobile, segue di poco.
Una prima traccia si trova, per esempio, nelle “Etiopiche” di Eliodoro di Emesa uno scrittore della Grecia Antica. Qui Tiamis è un capo pirata (in realtà figlio di un sacerdote egiziano che nell’arco della narrazione tornerà al suo legittimo status), rappresentativo in alcuni tratti dell’archetipo di predoni di mare più cortesi che troveranno spazio sia nella letteratura medievale (con figure affascinanti come quella di Paganino da Mare) che in opere più recenti a noi decisamente più familiari.

Tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento infatti prendono vita alcuni dei personaggi più affascinanti della letteratura d’avventura e di mare, raccontati da Defoe, Marryat, Ballantyne fino ad arrivare a quelli indimenticabili de “L’isola del Tesoro” (1883) di Robert L. Stevensons. Di questo testo non è possibile sottovalutare l’impatto sull’immaginario collettivo, Long John Silver infatti rimane ad oggi uno dei ritratti più vivaci e sfuggenti dell’archetipo del pirata, brutale eppure onorevole.

Di lì a poco s’impone anche un’eccellenza italiana, Emilio Salgari, che con la saga de “Il Corsaro Nero” (1898) e de “Le Tigri di Momparcem” (1900) racconta di bucanieri feroci ma spinti di una morale autentica, coraggiosi e incredibilmente affascinanti. Famoso anche perché non aveva mai davvero viaggiato nei luoghi da lui descritti, Salgari ha costruito un mondo audace, vividissimo, che rapisce lettori e lettrici da più di un secolo.

Del 1904 è invece la pièce di J.M. Barrie “Peter Pan. Il bambino che non voleva crescere” adattata poi a romanzo nel 1911. Qui di pirati nobili non c’è ricordo ma una figura temibile si staglia con prepotenza e getta un’ombra di crudeltà su tutta la letteratura per l’infanzia: il famigerato Capitan Uncino.

Nel 1922 persino Sir Arthur Conan Doyle non resiste al fascino dei predoni di mare e scrive, una sua “Storia dei pirati”.

In epoca più recente, nuovi corsari continuano ad infestare i mari letterari, con storie sempre diverse tra loro: come il conturbante romanzo di William Borroughs “Le città della notte rossa”, il visionario “La città delle navi” di China Miéville; l’anticoformismo dalla viva voce di Long John Silver nell’affascinante testo che ha consacrato Bjorn Larsson, l’adrenalinico e in qualche modo più tradizionalista “L’isola dei pirati” di Michael Crichton e anche il resoconto romanzato della vita di una delle piratesse più famose della storia ne “La più grande” di Davide Morosinotto.

Ancora oggi, i pirati e le loro gesta ci affascinano perché continuano a permetterci di  immaginare una vita altra, scellerata forse ma completamente libera dalle costrizioni della modernità, intrinsecamente legata a un mare che è sinonimo di avventura.

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Fonte: Shutterstock
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