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Gente di mare

Nuotando controcorrente: l’impresa di Diana Nyad

A 60 anni, Diana Nyad sogna di completare l’impresa che non era riuscita a terminare quando ne aveva ventinove: nuotare per oltre 170 chilometri da Cuba alla Florida, senza l’aiuto di una gabbia per squali e meduse, armata da una volontà di ferro e dall’amore, incondizionato, per il mare.

L’avventura straordinaria di Diana Nyad è raccontata da Nyad – Oltre l’oceano, film del 2023 diretto da Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi, con Annette Bening e Jodie Foster, candidato allo Screen Actors Guild Awards, al Premio Oscar e al Golden Globe.

I primi anni

A un anno, quando sulla terraferma i suoi passi erano incerti, nuotava già nelle acque della Florida. 

A dieci, un insegnante propone alla classe un gran bel voto per tutti coloro che decidessero di fare parte della squadra di nuoto. Lei accetta, la squadra diventa inarrestabile.

A dodici anni, la squadra della scuola non basta più. Il nuoto evolve naturalmente da passione in agonismo. Colleziona record e successi, vince tanti campionati di nuoto in Florida, viene inserita nella United States National Women’s Sports of Hall.

A quattordici anni subisce un abuso dal suo allenatore. Non ne parla, all’epoca, perché ha paura. Porta questa ferita dolorosissima in acqua, decide di convertirla in forza ed energia. Diventa un’atleta professionista.

Presto, la piscina si fa gabbia, una corsia in un rettangolo votato alla velocità, avanti e indietro, avanti e indietro, come un pesce rosso salvo dai pericoli, certo, ma per sempre in stasi. Diana non è un pesce rosso. Non vuole mettere limiti a sé stessa, metaforici o fisici che siano. Sceglie le acque aperte. Diana sceglie il mare.

Acque aperte fino all’orizzonte

Iniziare a nuotare, senza fermarsi, finché la mano tocca l’altra sponda, ovunque essa si trovi, a qualunque distanza: è questo che Diana vuole. Prova traversate sempre più ampie. Il golfo di Napoli, la Manica, le 100 miglia tra le Bahamas e la Florida: Diana non fa altro che spingersi sempre un po’ più in là.

È una sfida tra lei e il mare.

Nel 1978 Diana ha ventinove anni e un sogno che è un’ambizione: attraversare lo stretto della Florida, a nuoto, da sola, senza l’aiuto di protezioni o gabbie. Da L’Avana a Key West, in uno dei punti dell’oceano più pericolosi, tra squali, meduse, correnti insidiose. Sarebbe stata la prima persona al mondo, a riuscirci.

Il 13 ottobre 1978 inizia la traversata. Era partita così bene, la velocità costante, i movimenti controllati, le correnti favorevoli. Il mare sembra volerla aiutare. Ma il mare, che è vita e morte, è imprevedibile. Prima le tempeste, poi la barriera corallina. La traversata è difficile, troppo difficile per lei. È costretta a interrompere. Il mare ha vinto.

Il quinto tentativo

Diana trascorre trent’anni a guardarlo, il mare. Si allena, certo, ma la vita deve andare avanti al di là del sogno, sulla terraferma. Il matrimonio fallito. Bonnie Stoll, la sua allenatrice, la sua amante, la sua migliore amica. Un lavoro come giornalista e telecronista di gare di nuoto, ovviamente.

Ma non puoi tenere il mare lontano, se è dentro di te.

A sessant’anni Diana decide di riprovare la traversata. Sente di doverla a sua madre, morta da poco. A tutte le ragazze e i ragazzi che hanno subito abusi, proprio come lei. A tutti coloro che credono che l’età sia un limite e non un numero. A sé stessa, l’unica persona a cui, forse, vuole dimostrare qualcosa.

Il 2 settembre 2013, dopo quattro tentativi falliti, a 64 anni appena compiuti Diana Nyad raggiunge Key West. Ha nuotato per due giorni, affiancata da barche alle quali non si è mai appoggiata, senza fermarsi mai. Due giorni, sola con sé stessa, nel blu profondo del suo mare.

Ha detto, appena uscita dall’acqua. «Ho tre messaggi. Il primo è che non dovremmo mai e poi mai arrenderci. Il secondo è che non si è mai troppo vecchi per inseguire un sogno. Il terzo è che il nuoto sembra uno sport individuale, ma è uno sport di squadra».

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Diana Nyad. Fonte: Shutterstock
Fonte: Shutterstock
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