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Arte & Cultura

Il mare nelle canzoni del Festival di Sanremo

Sanremo è famosa per il suo mare, i suoi fiori meravigliosi e il Festival della Canzone Italiana, che rende il teatro Ariston la platea più vista e ascoltata da tutta Italia.

Sanremo e il mare, un connubio che fin dai tempi delle edizioni radiofoniche e della tv in bianco e nero ci porta a sognare l’estate in pieno inverno, ad andare con la mente alle vacanze e alla voglia di evasione. Il mare, però, nella storia della canzone sanremese non è solo quello dei tormentoni estivi.

A volte è una metafora che regola gli stati d’animo dell’amore (come nella canzone “Apnea” di Emma, in gara quest’anno), altre, invece, è l’ignoto da attraversare per raggiungere la terra a lungo desiderata (“Onda alta” di Dargen D’Amico parlerà di questo, nell’edizione 2024).

Abbiamo scelto quindi cinque canzoni della storia di Sanremo che possano racchiudere all’interno tutte le sfumature del blu, per cantare ancora una volta la bellezza del mare.

Mina - “Il mare nel cassetto” (1961)

Franco Battiato, nella canzone “Cuccuruccuccu” del 1982, avanti anni luce sul citazionismo post  moderno degli anni dieci del Duemila, già menzionava un po’ di canzoni del proprio passato, tra  cui “Il mare nel cassetto” e “Le mille bolle blu” cantate da Mina negli anni Sessanta, che  riuscivano a portare la risacca dell’acqua salata alle orecchie di tutti gli italiani tramite la tv e la  radio, come fossero una conchiglia. Due classici della canzone italiana che hanno fatto il giro del mondo e sono anche metafore di paesaggi interiori. “Questo è il mio  mare, il mio mondo, che sol di sogni vive”, recita il testo. E naufragar ci è dolce dentro il blu.

Andrea Bocelli - “Il mare calmo della sera” (1994)

C’è stato un tempo in cui Andrea Bocelli non era famoso in tutto il mondo, in cui ancora non  collaborava con Pavarotti, Lady Gaga, Celine Dion, Ed Sheeran o Stevie Wonder, in cui il proprio  nome non appariva ancora nella Hollywood Hall of Fame. A metà degli anni Novanta si fece  conoscere al grande pubblico grazie alla vittoria nelle nuove proposte di Sanremo con una  canzone scritta da Zucchero e Gloria Nuti dal titolo “Il mare calmo della sera”, un brano di musica  leggera imparentato con le arie della classica, in cui la sensazione di calma del mare suggerisce lo  stato d’animo di leggerezza e felicità di un innamorato ricambiato.

Massimo Ranieri - “Lettera al di là del mare” (2022)

Negli anni post covid, il Sanremo di Amadeus ha creato un pattern ormai ben consolidato, fatto di  nuovi fenomeni da classifica e artisti con una carriera gigantesca alle spalle. Uno di questi è senza  dubbio Massimo Ranieri, che nel 2022 torna a Sanremo a 25 anni dall’ultima apparizione, in cui  aveva vinto la gara con il classico “Perdere l’amore”, con una canzone meno epica ma non per  questo meno potente, in cui il mare segna la distanza tra la casa che si deve lasciare e l’approdo  in cui risiedono i sogni e le speranze. Un viaggio da Napoli a New York che sembra la tratta dei  moderni migranti, fatto di illusioni e di una realtà cruda, che mette paura. 

Ariete - “Mare di guai” (2023)

Fortuna che il mare, anche in senso figurato, non è sempre l’abisso ma qualcosa di più leggero,  come solo possono esserlo certe storie d’amore di gioventù. Tra cemento, cieli blu e risvolti  gender fluid, la giovane cantautrice romana Ariete partecipa al suo primo Sanremo con un brano  scritto anche da Calcutta in cui il rapporto con l’altra è definito “Mare di guai” in senso spiritoso,  in cui ogni riferimento al gettarsi (pure fosse una vasca piena di squali) è la metafora del salto nel  blu, nell’ignoto insieme all’amata, per spronarla a prendere decisioni meno dettate dalla testa e  più dai sentimenti. Una canzone leggera, anzi leggerissima che nasconde un significato che va  oltre e che diventa universale.

Colapesce Dimartino - “Splash” (2023)

Dicevamo musica leggera, anzi leggerissima, ed ecco i due cantautori siciliani apparire dalle onde  per lasciare di nuovo la propria impronta fatta di musica malinconica e un po’ dance in stile anni  Settanta insieme a un testo decisamente forte, fatto di immagini che rimangono in testa per molto  tempo. Qui il mare è il luogo in cui gettarsi e naufragare per fuggire dagli impegni della vita di tutti  i giorni, il luogo deputato per le vacanze obbligatorie mentre la vita va da un’altra parte, sempre  più amara. Una canzone pesante come la tuta di un palombaro, di non amore e cinismo, un’allegoria del mondo sempre più indifferente alla salute mentale e allo stress dei suoi abitanti.  “Mi tuffo nell’immensità del blu: splash!”.

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