- 30 Dicembre, 2025
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Hito Steyerl e la mostra all’Osservatorio Prada tra tempo e luoghi sommersi
Hito Steyerl è una regista e saggista tedesca, nata a Monaco di Baviera. Vanta una formazione internazionale all’Academy of Visual Arts di Tokyo, alla University of Television and Film di Monaco e alla sua ricerca si unisce anche un dottorato in Filosofia presso l’Academy of Fine Arts di Vienna.
Gli studi e la sua continua esplorazione hanno portato l’artista in giro per il mondo e a ottenere numerosi riconoscimenti nel corso della sua carriera, tra cui il Premio Erich Fromm e il New: Vision Award del Copenhagen International Documentary Festival nel 2010.
The Island e la ricerca di Hito Steyerl
L’attività di Hito Steyerl intreccia la pratica artistica con una riflessione teorica e affronta le questioni socio-politiche e culturali più rilevanti. La sua ricerca ruota attorno al potere dei media, all’ambiguità della tecnologia e della scienza e alla circolazione globale delle immagini. Fondate su una profonda indagine, le sue opere esplorano il film documentario e il cinema sperimentale.
“The Island”, in particolare, è un progetto site specific che si trova negli spazi dell’Osservatorio Prada (Galleria Vittorio Emanuele II a Milano) fino al 30 ottobre 2026.
La mostra è distribuita su due piani ed è un percorso immersivo al buio tra installazioni e oggetti che scandiscono le tappe della mostra e sono le tracce che attraversano il tema centrale: l’inondazione. Con questo leitmotiv si richiama l’attenzione sulle questioni più urgenti del presente: la crisi climatica, l’intelligenza artificiale, le crescenti pressioni politiche sulla comunità scientifica.
L’origine di The Island
L’idea di questo lavoro è nata da un aneddoto che il critico letterario e accademico Darko R. Suvin (1930, Croazia) autore di “Le metamorfosi della fantascienza”(1979), raccontò a Hito Steyerl.
Darko R. Suvin nel 1941 era giovanissimo quando fu testimone dell’esplosione di una bomba a Zagabria mentre era su un tram. La sua reazione a quell’evento disastroso e traumatico, fu quella di proiettarsi in uno scenario diverso: si catapultò nel ricordo e nelle atmosfere della serie cinematografica di fantascienza Flash Gordon alla conquista di Marte (1938), dove l’eroe del fumetto salva il destino della Terra.
“Il fondamento della fantascienza è creare mondi paralleli anche in presenza di circostanze avverse. Ho capito che si poteva sviluppare questo concetto in modo visivo attraverso la tecnologia quantistica, che si occupa di cambiamenti di stato improvvisi della materia, ma anche della coesistenza in uno stesso momento di stati diversi”.
È da questa constatazione che si articola il progetto: quattro narrazioni in relazione tra loro – “L’isola artificiale”, “Lucciole”, “La nascita della fantascienza” e “Flash!” – dialogano nello spazio espositivo e aprono a una pluralità di livelli di lettura. Si spazia da: microrganismi viventi, le rovine del Neolitico, futuri immaginari e si sconfina al linguaggio dei fumetti e alle immagini generate dall’intelligenza artificiale.
La struttura della mostra: il primo piano
Al primo piano si incontra un’installazione sferica in 3D luminosa che porta il visitatore all’interno di un sito archeologico sommerso: si scopre un’Isola Artificiale risalente al Neolitico. Qui ci sono i resti di un villaggio preistorico rimasto sommerso per 7000 anni a 5 metri sotto il livello del Mare Adriatico. Dietro questa prima installazione, ci sono quattro schermi LED in cui vediamo l’intervento di diverse figure: il fisico quantistico Tommaso Calarco, l’archeologo Mate Parica dell’Università di Zara che ritrovò l’antico villaggio sommerso al largo dell’isola di Curzola, l’autore Darko R. Suvin e la storica del linguaggio Sachi Shimomura, figlia del chimico giapponese Osamu Shimomura.
Nello schermo Lucciole interviene la figlia di Osamu Shimomura, premio Nobel per avere identificato la sostanza bioluminescente delle meduse, ovvero la Proteina fluorescente verde (GFP, Green Fluorescent Protein). Osamu Shimomura negli anni ’60 isolò la GFP dalle meduse e scoprì che la proteina si illuminava di verde sotto la luce ultravioletta ed è diventata poi un bioindicatore per tracciare l’inquinamento e l’acidificazione degli oceani.
Ne La nascita della fantascienza si approfondisce il libro Le Metamorfosi della fantascienza di Darko R. Suvin, un’opera di riferimento per la critica letteraria del tema. Qui l’autore racconta l’aneddoto che ha ispirato l’artista per la realizzazione della mostra.
Flash vede invece il mondo irreale costruito da Suvin a seguito dell’esplosione della bomba a cui è stato testimone nella Seconda Guerra Mondiale. Il suo immaginario ci porta su Marte come Flash, l’eroe della serie a fumetti. Questa tipologia di racconto – che sta tra il reale e un’idea utopica – è il meccanismo alla base della fantascienza.
Il piano superiore: uno spazio di rielaborazione
Al livello superiore c’è una sorta di sintesi delle narrazioni sviluppate al piano inferiore.
Qui ad aspettarci c’è un cinema con una manciata di sedie: sullo schermo il film che Hito Steyerl ha realizzato per la mostra e rappresenta una commistione di tutto quello che è stato esplorato al piano inferiore. Lo spazio è stato realizzato ispirandosi al cinema in cui Darko R. Suvin ha visto per la prima volta Flash Gordon alla conquista di Marte. Dietro lo schermo ci sono 3 installazioni di legno con proiezioni di scansioni 3D di oggetti del Neolitico e fotogrammetrie del sito archeologico.
In questo salto tra tempo, dispositivi narrativi, finzione, verità e dati scientifici, nell’opera “The Island”, Hito Steyerl esplora e fa esperienza di due tipologie di tempo: da una parte il junk time “tempo spazzatura” – legato alla tecnologia e al capitalismo – e dall’altra il deep time “tempo profondo”, che non riguarda l’umano, ma il subacqueo, che trascende il concetto temporale dell’essere umano.
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Ritratto di Hito Steyerl: Marta Marinotti
Immagini della mostra: Andrea Rossetti
Credit Video: Variante Artistica