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Arte & cultura

Mimmo Jodice. Mediterraneo: l’antico torna a guardarci

D’estate il Mediterraneo sembra offrirsi soprattutto da vicino: nell’acqua trasparente, nelle coste assolate, nei paesaggi diventati parte dell’immaginario turistico. Le fotografie di Mimmo Jodice chiedono di arretrare: guardare il mare da una distanza diversa, liberandolo dalla cartolina per ritrovare ciò che custodisce sotto la superficie: civiltà, miti, rovine e memorie sedimentate nel tempo.

Un volto di marmo emerge dal nero, ha lasciato alle spalle il museo, la città sepolta e il tempo remoto: sembra aver attraversato i secoli per incontrare il nostro sguardo. Nelle immagini di Jodice l’antico perde la distanza e torna a farsi presenza. È una luce severa, costruita per sottrazione, capace di rendere visibile il silenzio.

Da questa tensione tra memoria e presente nasce Mimmo Jodice. Mediterraneo, la mostra curata da Carlo Sala e ospitata dal 7 luglio all’8 novembre 2026 a Palazzo Lanfranchi, sede dei Musei Nazionali di Matera. Dai primi di dicembre l’esposizione attraverserà il mare per raggiungere il Centre d’Art Moderne di Tétouan, in Marocco, dove resterà fino alla metà di febbraio 2027.

Il Mediterraneo in 83 fotografie

Il percorso riunisce 83 opere e rappresenta la prima grande mostra monografica istituzionale dedicata a Mimmo Jodice dopo la sua scomparsa. Il cuore dell’esposizione è composto da 68 stampe vintage della serie Mediterraneo, realizzate tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta ai sali d’argento su carta baritata, con viraggio al selenio.

A queste si aggiungono cinque fotografie di grande formato della serie Danzatrici e dieci opere vintage e moderne provenienti dallo Studio Jodice. L’insieme documenta la continuità di una ricerca condotta per decenni, tornando con quieta ostinazione sugli stessi luoghi e sulle stesse domande.

Il viaggio comincia dalla Campania di Paestum, Pompei, Cuma e Baia, terra alla quale Jodice rimase profondamente legato, e prosegue verso Grecia, Turchia, Giordania, Tunisia, Francia e Libia. La geografia reale, tuttavia, è soltanto il punto di partenza. Memoria e territorio finiscono per confondersi, mentre il Mediterraneo assume la forma di una corrente archeologica che contiene epoche e civiltà diverse.

Un mare precedente alla cartolina

Il Mar Mediterraneo ritratto da Jodice appartiene a un tempo anteriore al turismo di massa, alle coste affollate e alle immagini consumate dalle campagne pubblicitarie. Potrebbe essere un mondo scomparso oppure un luogo mai esistito davvero, costruito nel corso dei secoli attraverso miti, racconti e idealizzazioni.

La fotografia come trasformazione

Jodice usa l’obiettivo per fare del passato qualcosa di diverso da un inventario: lo interpreta, lo sposta e lo rende vivo. Nelle immagini dedicate agli Atleti della Villa dei Papiri di Ercolano e alle Danzatrici del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, i corpi antichi affiorano dall’ombra con una forza quasi teatrale. I neri profondi assorbono lo spazio, i bianchi accendono la pietra e i volti vengono attraversati da emozioni ancora riconoscibili.

L’intensità nasce anche dal lavoro in camera oscura, con contrasti e luminosità accentuati fino a liberare monumenti e sculture dalla semplice documentazione. La materia archeologica diventa materia emotiva. Il tempo smette di procedere in linea retta: l’antichità entra nel presente e ci osserva.

Il bianco e nero contrastato di Jodice restituisce così un Mediterraneo eterno: sotto l’apparente quiete continuano a muoversi migrazioni, incontri, fratture e stratificazioni. Il mare separa territori, nello stesso gesto, per porli in comunicazione.

Da Matera a Tétouan, un dialogo tra le due sponde

La scelta delle sedi amplia il significato della mostra: Matera e Tétouan sono le Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo 2026. Il passaggio dell’esposizione dall’Italia al Marocco trasforma il progetto in un ponte concreto tra la sponda europea e quella africana.

Davanti alle fotografie di Jodice, il Mediterraneo cessa la funzione di scenario e torna ancora oggi a ricoprire il ruolo di domanda. Il significato cambia insieme allo sguardo che lo attraversa: può appartenere al passato, raccontare le contraddizioni del presente o indicare uno spazio futuro da costruire e proteggere insieme.

Scritto da

Redazione

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Locandina ufficiale
Fotografie © Mimmo Jodice Studio
Fotografie © Mimmo Jodice Studio
Fotografie © Mimmo Jodice Studio
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