- 7 Novembre, 2025
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Arte & Cultura
Agnès Varda e la sua cine-autobiografia Les Plages d’Agnès
Nata nel 1928 da padre greco e madre francese, la regista belga Agnès Varda è cresciuta a Ixelles, un comune a sud est di Bruxelles. Più precisamente è nata ad Arles ed è per questo che i suoi genitori le diedero il nome di Arlette. Nel film Les Plages d’Agnès, quando racconta questo passaggio della sua vita, scrive il suo nome sulla sabbia che viene poi cancellato dall’arrivo di un’onda sul bagnasciuga.
Lasciò il Belgio ancora bambina e con la sua famiglia si trasferì a Sète, nel sud della Francia, dove visse fino a quando decise di spostarsi a Parigi; città dove passerà gran parte della sua vita adulta.
È a diciotto anni che cambiò il suo nome in Agnès e lo fece registrare al tribunale. Sempre durante l’adolescenza la regista scelse quella pettinatura con il caschetto alla quale resterà fedele per sempre.
Agnès Varda e le sue spiagge
«Si on ouvrait des gens, on trouverait des paysages. Si on m’ouvrait moi, on trouverait des plages»
«Se aprissimo le persone, troveremmo dei paesaggi. Se apriste me, trovereste delle spiagge»
Con queste parole Agnès Varda dà inizio al film Les Plages d’Agnès; una frase che sancisce fin da subito il legame tra la regista e il mare: luogo che raccoglie tutta la sua memoria.
Agnès cammina in una spiaggia del Mare del Nord, a La Panne, disseminata di specchi di forme diverse che riflettono la sabbia, il mare e alcuni volti. Si descrive come una vecchietta paffuta e ci viene incontro nell’inquadratura con il suo caschetto lucente e perfetto, gli occhi ancora vivaci e curiosi. Qui la regista ha 81 anni e mentre riconosce e si ambienta nelle spiagge che sono stati i luoghi chiave della sua giovinezza, comincia un viaggio nei ricordi, per ricostruire una sorta di autoritratto di sé, di ciò che è stato e di ciò che è la sua vita.
Negli specchi Agnès si riflette e fa specchiare anche gli altri: queste superfici colgono un’immagine che viene fissata nel presente e che resta nel tempo.
Il Mare del Nord e la sabbia sono il suo inizio: è tutto ciò che sa di se stessa. Da bambina conosceva solo queste spiagge belghe che immediatamente le fanno tornare in mente le vacanze con tutta la sua famiglia.
Il suo primo film autobiografico
«Immaginare se stessi come bambini è come camminare all’indietro»
Dice Varda ed è per questo che nel film cammina all’indietro, un gesto simbolico che è metafora di quello che sta facendo: ovvero un tuffo nel passato, un viaggio nei ricordi per farci entrare nella sua vita.
Il film, il suo primo interamente autobiografico, è uscito nel 2008. È un lungometraggio che intreccia il documentario, il film saggio, le video installazioni, le scene dei film che ha diretto, l’archivio, la fotografia e ricostruisce con la fiction dei momenti chiave della sua infanzia. Come un puzzle, il documentario è composto di vari dispositivi narrativi che aiutano la regista a ripensare alla sua vita: ogni momento della sfera privata e della sua carriera è raccontato in modo diverso, nel modo più opportuno per lei.
La vita della regista per immagini
Quando nel 1940 l’esodo porta Agnès e la sua famiglia a Sète, non sa che quello sarà anche il set del suo primo cortometraggio La pointe courte (1954) girato a 25 anni. Dice che prima di quell’età avrà visto sì e no dieci film in totale ma era curiosa, e con l’istinto dell’autodidatta ha preso una telecamera in mano ispirata dalla grande spiaggia della città e dai pescatori al porto.
In Les Plages d’Agnès, per raccontare il passaggio dal sud al nord della Francia, la regista sale su una barchetta a vela e rema verso il molo dove viveva a Sète con la sua famiglia. Attraversa la città e qualche istante dopo la ritroviamo, sempre intenta a remare, sulla Senna.
Arrivata a Parigi, mentre passa per i ponti che affiancano la Tour Eiffel e Notre Dame ci racconta il suo arrivo nella grande città: dice di non essere mai salita su questi due grandi edifici, è sempre rimasta a terra, accanto all’acqua e ai canali perché aveva nostalgia del porto di Sète.
Anche quando si trasferisce a Parigi Agnès continua a cercare il mare. Nel film racconta la sua prima notte di libertà: prese un treno per Marsiglia e poi una battello per la Corsica, fino ad Ajaccio. Passa tre mesi su una barca fino a quando realizza che quello non potrà diventare un mestiere per lei. Decide quindi di tornare a Parigi e seguire un corso serale di fotografia. Si forma come fotografa e presto la chiamano al Festival di Avignone a scattare.
Il passaggio al cinema
Con il tempo, Agnès sente il bisogno di lavorare con le parole e immagina che, aggiungendo il suono alle sue fotografie, potrebbe avvicinarsi al linguaggio del cinema. Così, senza passare attraverso la teoria, diventa regista ed esponente della Nouvelle Vague insieme a François Truffaut, Jean-Luc Godard, Éric Rohmer, Alain Resnais e al futuro marito Jacques Demy.
Nel 1951 si trasferisce in rue Daguerre, nel XIV arrondissement di Parigi, dove resterà per tutta la vita insieme al compagno. Solo tre anni dopo fonda la sua casa di produzione Ciné Tamaris, un piccolo ufficio nel cuore di Parigi che ne Les Plages d’Agnès racconta così: tavoli e sedie da ufficio appoggiati su una piccola distesa di spiaggia artificiale.
Alla vita nella capitale francese si alternano momenti e viaggi in Cina e a Cuba in cui Agnès si riavvicina ed esplora la fotografia. Ad essi segue anche un periodo negli Stati Uniti: dopo il successo del film Les parapluies de Cherbourg di Jacques Demy, entrambi partono per Los Angeles. È qui che vive il ’68, il movimento dei Black Panther, e il movimento femminista.
La coppia rientra poi in Francia e vive tra la casa di Rue Daguerre a Parigi e l’isola di Noirmoutier alla quale Agnès resta affezionata per tutta la vita.
Le emozioni dal passato
Nel documentario ci sono due momenti in cui la regista si commuove. Il primo è ad Avignone, durante una mostra di sue fotografie dedicate alle persone che hanno fatto parte della sua vita e che non ci sono più, tra cui Jean Vilar e Gérard Philipe. Il secondo è quando ricorda gli ultimi momenti di Jacques Demy e il film sulla sua infanzia che Agnès ha diretto per lui.
Nessun ricordo sfugge ad Agnès, il mare è ancora lì per ricordarle ciò che è stato: il tempo è passato e passa, tranne che sulle spiagge che sono senza tempo.
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